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ADROTERAPIA, L’ONCOLOGO SCHITTULLI: “SU ARGOMENTI COSI’ SERI E DELICATI NON BISOGNA FARE POLEMICHE INUTILI E CALUNNIOSE”
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SCHITTULLISu alcuni siti e quotidiani è stato pubblicato l’intervento del presidente dell’associazione “Maria Ruggeri”, Vito Michele Ruggeri, che “ironizza” asserendo che io e il professor Umberto Veronesi ci saremmo accorti solo ora dell’esistenza dell’adroterapia e facendo così gratuite e ingiustificate illazioni, chiedendosi quali fossero gli “interessi professionali, economici e politici” che ci avrebbero fatto “svegliare” solo ora.

E’ doveroso precisare che l’adroterapia, al contrario di ciò che afferma nel suo intervento il presidente dell’associazione, non è stata scoperta e sperimentata nell’anno 2011, ma già io personalmente ne avevo conoscenza dal 2005. Tant’è che in occasione della visita a Bari del presidente Massimo D’Alema (Governo Prodi, ministro della Salute Livia Turco) partecipai a  un incontro presso la segreteria regionale dei Ds, all’epoca in largo Adua, dove intervennero, fra gli altri, sia il rettore dell’Università di Bari, Corrado Petrocelli, sia don Ciccio Savino (Fondazione Santi Medici Bitonto), per sensibilizzare D’Alema alla suddetta problematica. Quest’ultimo per la verità accolse positivamente l’iniziativa.  All’epoca tecnologia del genere non esisteva nel Mezzogiorno e quindi per la Puglia sarebbe stata una grande opportunità, non solo sanitaria, installarne uno nella nostra regione. L’on. D’Alema si dichiarò non solo molto disponibile – ricordo che disse che avrebbe immediatamente interessato il ministro Turco – e invitò opportunamente l’Università di Bari a presentare un progetto esecutivo che proponesse l’investimento scientifico a Bari. E’ bene sapere che l’adroterapia richiede un impegno finanziario davvero molto oneroso.

Da quel momento, dopo un successivo incontro all’Università di Bari tutto è rimasto inattuato. Non certo per mio disinteresse o  per mia ignoranza, come superficialmente sostiene il signor Ruggeri.

Non posso certo io, poi, fare l’avvocato-difensore del professor Veronesi, oncologo di fama internazionale, un  luminare che tutti ci invidiano. Lui per primo, oltre dieci anni fa, anche come ministro della Salute, si è adoperato per la divulgazione operativa dell’adroterapia nel nostro Paese.

 

Per questi motivi chiedo che questa mia nota venga cortesemente pubblicata,  perché su tematiche così realisticamente serie e delicate – che toccano non solo problematiche inerenti il funzionamento della Sanità, ma  il dolore delle persone ammalate di cancro – non si facciano inutili e persino calunniose polemiche. La lotta ai tumori ha bisogno sì di discussioni, ma per promuovere la prevenzione che oggigiorno rimane, comunque, il metodo migliore per guarire.


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