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AGOSTINO PICICCO ED IL VOLUME “NEL RIVERBERO DI CENTO IDEALI”, Spessori di umanità nel magistero del vescovo Tonino Bello
Archiviato in: Iniziative Culturali

PALMIOTTI 2L’Arciprete don Franco Di Liddo, parroco della Chiesa di Sant’Andrea Apostolo in Bisceglie, ha promosso nel ventennale della morte di mons. Tonino Bello, vescovo di Molfetta (20 aprile 1993) celebrazioni: un concerto con la Corale “Luigi Capotorti” di Molfetta, diretta dalla Maestra Di Gennaro, il 27 aprile, e la presentazione del pregevole volume sulla vita dell’illustre prelato, dell’autore Agostino Picicco. Le iniziative culturali sono state presiedute dall’arcivescovo Mons, Giovan Battista Pichierri, con l’adesione dell’Associazione Regionale Pugliesi, residenti a Milano. Autorevole la presenza a Bisceglie del noto imprenditore Dino Abbascià, tra l’altro, presidente del club milanese; sono intervenuti anche Sua Beatitudine don Basilio 1°, Primate della Chiesa Ortodossa Italiana, arcivescovo di Ravenna e L’Aquila; mons. don Tommaso Tridente, già Vicario Generale della diocesi di Molfetta, all’ epoca del vescovato di don Tonino, il dr. Diego Rana, membro del Consiglio Pastorale della parrocchia di Sant’Andrea, Luigi Palmiotti, presidente dell’Archeoclub D’Italia e la sig.ra Oronza Marsano, fondatrice dell’Associazione Tandem in Bisceglie . Un grande concorso di fedeli, di studiosi ha presenziato alla presentazione, nella parrocchia di Sant’Andrea.

Lodevole l’iniziativa ecclesiale e culturale dell’arciprete don Franco Di Liddo, parroco della chiesa di Sant’Andrea Apostolo, nel voler ricordare mons. Tonino Bello, vescovo di Molfetta nel ventennale della sua morte ( 1993 – 2013 ). Il giorno 28 aprile , alla presenza di autorevoli autorità e di studiosi , il dr. Agostino Picicco, pugliese, residente da molti anni a Milano, ha presentato e commentato il suo pregevole volume “Nel Riverbero di Cento Ideali”, Spessori di umanità nel magistero del vescovo Tonino Bello.

La pubblicazione del Picicco è un valido contributo, allo stato delle attuali conoscenze, in Italia, pubblicata per i tipi della “Ragusa Grafica Moderna”, Bari 2012, con la prefazione del card. Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo emerito di Milano. Infatti così si esprime l’illustre cardinale : “…Mi ha fatto piacere leggere in queste pagine come un laico consideri la figura del Vescovo , cosa si aspetti da lui , come si lasci coinvolgere dal suo messaggio, in che termini ne ritrovi la paternità e la capacità di indicare mete e ideali sempre più alti.  E’un segno bello di quel legame che coinvolge tutti nella comune responsabilità sulla Chiesa e sulla ricerca di quel bene che il Signore predispone attraverso la sua Parola , il suo Vangelo , la liturgia e la carità.In particolare ho apprezzato la testimonianza su come il vescovo Tonino Bello viveva l’amicizia come stile di vita non come un privilegio offerto a pochi, la sua felicità, la solitudine in cui si immergeva come necessità vitale per predisporsi all’incontro col Signore , da lì scaturiva il suo rapporto con la gente, la corrispondenza.”

 “Hexaltavit humiles”

 Come sostiene l’autore Agostino Picicco, mons. Bello era a tutti noto come “don Tonino”. Figura carismatica, apostolo di carità, seminatore di speranza. La sua attività pastorale è stata rivolta al recupero di emarginati, di miseri, che cercava nell’ambito della sua diocesi Molfetta e nei centri vicini: Era il “vescovo di strada” alla ricerca dell’umanità soffrente. L’episcopio offriva accoglienza agli sfrattati, ai barboni, ai disoccupati che non avevano un tetto sotto cui dormire, agli extracomunitari. Quasi sempre rinunciava a pasti squisiti, per condividere un po’ di “cialda pugliese” con i sofferenti e gli amici che gli facevano visita. Don Tonino sosteneva: nei miseri si riflette il volto del Cristo nostro Signore; nella sofferenza dei malati c’è la stessa sofferenza del Cristo. Portava l’eucarestia, in abito sacerdotale e non episcopale ai moribondi, visitandoli casa per casa.

Credeva moltissimo nel valore dell’amicizia, che gli consentiva di avvicinare la gente del popolo, i politici, gli imprenditori, per avviarli ad un cammino di fede. La conversione nasceva in questi uomini spontaneamente, mai provocata con la forza. Avvicinare i suoi compaesani, significava per don Tonino, condividere gioie, le sofferenze, offrire la parola di Dio, consolazione e soprattutto “amore per il prossimo”. E’ l’amore che combatte e allontana l’odio, il razzismo, la violenza; l’amore ci rende “figli di Dio” (amatevi come io vi ho amato ).

La strada, per don Tonino, offriva più possibilità alla sua missione di evangelizzazione; la conversazione e la stretta di mano erano un contrassegno che gli si incideva sul cuore , come “ le croci che un tempo le madri collocavano, con religiosa tenerezza, sulla crosta dei pani”. Confessava che salutare  la gente era il momento più bello della serata: “strette di mano , parole di incoraggiamento, notizie buone, notizie brutte, storie incredibili di sofferenza, nostalgie non ancora sopite, richieste di informazioni, stanchezze, entusiasmi…” ( Cfr. Picicco, pag. 36 ). La semplicità di vita nel relazionarsi  di don Tonino  la si coglieva  anche in un episodio minimo: quando  venne nominato vescovo non aspettò la visita di cortesia che si usa, ma si recò a Molfetta e poi a Ruvo ad incontrare preti e laici .

PALMIOTTI 1Anche di fronte alla malattia, don Tonino manteneva fermezza di carattere nel 1991. “Padre mio mi abbandono a te. Fa di me ciò che ti piace. Qualsiasi cosa tu faccia di me, io ti ringrazio. Sono pronto a tutto . Accetto tutto . Purchè la tua volontà  sia fatta in me e in tutte le tue creature. Rimetto la mia anima nelle tue mani. Te la dono mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore, perché ti amo. Egli, nel corso della malattia,  aggiungeva: perché anche un vescovo non dovrebbe condividere questa croce? La sofferenza terrena è preludio alla vita eterna. Come uomo della Pax Christi è un precursore di un evangelo che si ispira ad una Chiesa diversa, rivolta verso gli umili, verso la carità, verso la pace (cfr. la missione a Sarajevo nell’aprile ’92 ). Don Tonino aggiungeva: “gli uomini sono angeli terreni che hanno solo un’ala ed hanno bisogno degli altri uomini per aggrapparsi e volare verso il cielo”. Ed ancora, rivolto all’umanità sosteneva: “Il Signore ha bisogno di vecchie ciabatte per calzare gli angeli del cielo”. Queste le tematiche dell’ umanità nel magistero di don Tonino Bello: nel ministero, nelle relazioni, nella solitudine, nella malattia, nel governo della diocesi, raccolte nell’importante  volume di Agostino Picicco.

Chi è  Agostino Picicco

Agostino Picicco vive a Milano dove lavora come coordinatore delle Presidenze di Facoltà dell’Università Cattolica. Ha vissuto a Giovinazzo gli anni dell’adolescenza partecipando attivamente all’associazionismo cittadino. Ha conseguito la laurea  presso l’Univrsità Cattolica di Milano e, successivamente l’abilitazione professionale di avvocato e di giornalista pubblicista. Ha operato nella direzione di collegi universitari milanesi. Collabora come giornalista per riviste locali.  Partecipa con ruoli di responsabilità alla vita di diverse aggregazioni sociali, in particolare coordina le attività culturali  dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano. E’ componente della Fondazione don Tonino Bello. Per l’Editrice Insieme ha pubblicato i volumi Meridione ed Emigrazione (2002 ), A Sud l’orizzonte si è schiarito ( 2003 ), L’amicizia: un’avventura meravigliosa ( 2006 ), I roghi accesi dal maestro ( 2008 ). Per le Edizioni Messaggero di Padova i volumi Padre Agostino Gemelli (2005 ),Armida Barelli ( 2007 ), Ludovico Necchi ( 2010)

Don Tonino Bello

È nato ad Alessano il 18 Marzo 1935, parroco di Tricase, vescovo di Molfetta dal 10 agosto 1982 al 20 aprile 1993. Il suo episcopato  dura 11 anni

Nunzia Palmiotti


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