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Alla ricerca della Bisceglie perduta. Le impressioni di una cicloamatrice
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Bisceglie nascosta – note a margine della ciclo-passeggiata promossa da Biciliae domenica 29 gennaio scorso

di MARISA CIOCE

 Era intrigante il titolo proposto da Biciliae per la prima biciclettata del 2012 :”Alla ricerca della Bisceglie perduta”! Cosa c’è da “ricercare” se è già stato “perduto”? Sicuramente il messaggio sottinteso era tutto da scoprire!

 Così, sfidando gli otto gradi ed il cielo plumbeo, insieme ai miei “venticinque lettori” pardon “affezionati delle due ruote” mi sono messa alle “calcagna” della guida d’eccezione: il restauratore Vito Morgigno.

Che sorpresa innanzitutto ammirare il restauro del balcone di palazzo Uva in Via Tupputi; ed ancora il restauro della chiesetta di S. Nicola in Strada Ospedale nel centro storico! E che meraviglia l’atrio con la scalinata rinascimentale del più antico ospedale di Bisceglie! Ma qualcosa, allora, si sta muovendo nel ripristino del nostro borgo antico? E’ vero, sono recuperi attuati per ora solo da soggetti privati, in maniera piuttosto lenta, con cantieri (sporadici) in alcune zone caratteristiche…. Ma dobbiamo cominciare a sperare che qualcosa si sta per fare???

Trasferitici nel rione “Le Pescare” siamo stati accompagnati a vedere una “via morta”, Vico I Zangrilli, lastricata con artistiche basole, e poi tutti i cortili, le corti e gli archi dei vicoli successivi di Via Gramsci!

Di lì abbiam raggiunto  prima il quartiere ottocentesco che si snoda a ridosso di Via Ariosto, con la villa Veneziani, poi quartiere Lancellotti con nucleo centrale di residenze ottocentesche insediatesi attorno ad una villa più antica (tardo Seicento) con portale monumentale d’ingresso e volte in muratura. In questo quartiere rimangono ancora una insegna di fabbro ed un frantoio ipogeo (ma quanti lo sanno?). Dappertutto la nostra attenzione si è puntata su edifici civili con piccoli scorci di particolare rilevanza quali portali d’ingresso lunettati, scale rampanti in pietra che permettono l’accesso, tramite porte in muratura, ad ambienti d’ altezza elevata, stemmi di antiche famiglie biscegliesi, cornici in tufo marcapiano, comignoli artistici, paracarri in pietra, stalle e sottani sotterranei un tempo utilizzati per ricovero di animali,   cortili, (in uno una anziana lavava la roba), archi e ovunque locali abbandonati o semiabbandonati.

 “Ed allora?” mi si chiederà? “Cos’hai scoperto di così eccezionale?”

Due cose che forse pochissimi sanno: la presenza di piccole oasi verdi nascoste all’interno del groviglio di viuzze, , un po’ coltivate (spesso ad  agrumeti) un po’ abbandonate; la maggioranza di cartelli “vendesi” sulle piccole casupole laddove il Piano Regolatore pare che preveda la costruzione di palazzoni e quindi la scomparsa di quei quartieri, parte  di storia della nostra città.

La visita mi ha fatto riflettere sulla capacità dei nostri antenati di costruire avendo ben chiara la necessità di avere una città “a misura di”: a misura degli anziani, che potevano sedersi nelle corti e chiacchierare nelle pause dal lavoro o a fine giornata; a misura dei bambini che nei cortili potevano giocare e socializzare, litigare ed aiutarsi sotto l’occhio vigile dei nonni e delle mamme; a misura dell’ambiente che conservava un polmone verde anche  a pochi passi dalle abitazioni!

Ed oggi, la nostra città è costruita “a misura di chi”? I bambini/ragazzi non hanno spazi in cui ritrovarsi salvo la villa comunale, visto che altri spazi verdi (Parco delle Beatitudini, Parco della Misericordia, Orto Botanico) sono perennemente chiusi al pubblico; la stessa villa comunale serve agli anziani; per il resto ci si deve rivolgere alle ludoteche o alle varie associazioni (a cui si può accedere pagando una quota di iscrizione!)

Insieme alla maggioranza dei giovani presenti si rifletteva sulla necessità di recuperare questi quartieri senza consumare/cementare ancora di più la città. Gli stessi spazi verdi potrebbero offrire la possibilità di creare “orti urbani” concedendoli in gestione/comodato d’uso alle  associazioni di anziani ancora attivi presenti in città! Ed ancora…… ma di ipotesi ne sono state fatte tante anche per offrire lavoro ai giovani.

Mi ha enormemente meravigliato  la ricchezza di proposte che venivano dai ragazzi, la loro attenzione  per l’”antico” che ci circonda e la coscienza ambientale di tanti, espressa con passione: ma da chi vengono ascoltati?????


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