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CRONACA. ANDRIA: ARRESTATI DAI CARABINIERI ESECUTORE E MANDANTE DI UN AGGUATO
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BOSS TRADITO DALLE LETTERE INVIATE ALL’AMANTE

Un momento della conferenza stampa presso il Comando Provinciale Carabinieri

Un momento della conferenza stampa presso il Comando Provinciale Carabinieri

I Carabinieri della Compagnia di Andria hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti del capo dell’omonimo clan “Pistillo” e di un suo gregario, i quali, nell’ottobre del 2005, ferirono gravemente, con un colpo di pistola al torace un affiliato del clan avverso, sia per riaffermare la supremazia nel “controllo” dello spaccio di droga, sia per vendicare gravi offese personali subite in precedenza.

È stato tradito da una lettera inviata dal carcere all’amante, nella quale svelava di aver ordinato ad un gregario di “eliminare” un uomo del clan avverso.

Le indagini hanno preso il via, a due anni dall’agguato, grazie al rinvenimento – nel corso di una perquisizione domiciliare – di una lettera che il boss aveva inviato dal carcere all’amante. Nella missiva svelava di aver ordinato ad un suo gregario di “eliminare” un uomo del clan avverso.

Le manette sono scattate ai polsi del 34enne Michele Pistillo e del 24enne Antonio Pignataro, entrambi andriesi, raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Bari, su richiesta della locale DDA, poiché ritenuti responsabili, in concorso, di tentato omicidio premeditato e detenzione illegale di arma da fuoco, aggravati dall’appartenenza ad una associazione di tipo mafioso.

Il 20 ottobre 2005, il Pignataro, istigato dal Pistillo in qualità di mandante e capo dell’omonima consorteria mafiosa, aveva tentato di uccidere un cinquantenne, Giuseppe Fortunato, affiliato al rivale clan “Pastore”, ferendolo con un colpo di pistola al torace. Due i moventi: riaffermare la supremazia dei “Pistillo” sui “Pastore”, per il controllo dello spaccio degli stupefacenti e – per il Pignataro – vendicare dei gravi affronti subiti, riconducibili alla scomparsa del padre Raffaele, vittima presumibilmente di lupara bianca nel dicembre del 1992.

È in sintesi quanto hanno riscontrato i Carabinieri della Compagnia di Andria, al termine di una complessa attività investigativa, scaturita a distanza di oltre due anni dall’agguato.

Momento cruciale dell’indagine: il rinvenimento – nel corso di una perquisizione domiciliare effettuata d’iniziativa nel febbraio del 2008 – di una lettera che il boss aveva inviato dal carcere all’amante svelando di aver ordinato ad un gregario l’eliminazione di un uomo del clan avverso. Le successive intercettazioni ambientali hanno consentito di ricostruire i retroscena e la dinamica dell’atto criminoso.


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