Venerdì 6 gennaio, nella ‘600 chiesa di San Domenico, per le Nozze di Ferro di Giuseppe Volpe e Teresa Mondelli, con il parroco don Giovanni Di Benedetto era come al solito ad accompagnare la celebrazione liturgica, anche Carlo Lovallo, uno degli organisti più storici della città di Bisceglie.
La storia di Carlo Lovallo, 62 enne aviglianese di nascita ma biscegliese di adozione, avendo sposato una molfettese residente nella città del Dolmen -dal loro matrimonio sono nati due baldi giovani ormai maggiorenni- è alquanto suggestiva e sintomatica di una cultura musical popolare che voleva -un tempo con maggior partecipazione- far accostare i giovani alla conoscenza della musica sacra attraverso l’uso dell’organo.
Carlo Lovallo, infatti, ha iniziato a suonare l’organo intorno ai 10 anni d’età, rimanendo affascinato da piccino dal suggestivo e solenne suono che usciva dalle lunghe canne che contraddistinguono ogni tipo di organo, sia quelli a manovella che ormai quelli più diffusi elettrici.
E così pian pianino, un pò da autodidatta e poi con l’aiuto di altri organisti veterani, il signor Carlo si è talmente appassionato a pedaliere, pomelli e tastiere da suonare ormai da 41 anni intinterrottamente questo particolare strumento, che tanta solennità conferisce alle funzioni religiose.
Guai a nominare al Signor Carlo pianole ed organi elettrici: per lui questi strumenti non possono nemmeno lontanamente paragonarsi al suono celestiale ed armonioso che esce dalle lunghe canne dell’organo, dopo che l’aria è passata dal mantice.
Per Carlo Lovallo l’organo non ha praticamente segreti: sia esso a manovella o elettrico, questo strumento è un amico fedele con cui condividere momenti belli – quali cerimonie come nozze e solennità religiose in genere-, ma anche momenti tristi quali il saluto agli amici scomparsi.
Bach, Hendel o l’Ave Maria di Gounot, la musica per organo è qualcosa di veramente speciale, anche se oggi sono pochi i giovani che vogliono apprendere le tecniche per suonare questo particolare strumento musicale.
Quello presente nella bella chiesa di San Domenico, datato 1860 è uno dei più belli presenti oggi a Bisceglie, peccato che da circa una quarantina d’anni sia stato spostato ad un lato della chiesa dopo essere stato per circa un secolo sul soppalco prospicente l’altare, conferendo una maggiore sonorità alle armoniose musiche che hanno accompagnato da sempre le celebrazioni liturgiche.
Di belli, anche se purtroppo non sistemati al meglio sono anche quelli presenti a Santa Croce ed a Sant’Agostino mentre quello della chiesa Cattedrale è stato cambiato per ben due volte.
Il non plus ultra è però quello sistemato all’interno della chiesa di San Giuseppe, nel complesso della Casa della Divina Provvidenza. Un vero e proprio capolavoro, pur essendo datato 1958 e completamente elettrico, fornito dalla ditta Mascione.
Il Signor Carlo, ricordando quanto fosse diffuso un tempo l’uso dell’organo nelle celebrazioni religiose, ripensa a don Mauro Di Molfetta, per lunghissimo tempo compianto parroco di San Domenico, ma allo stesso tempo ricorda il periodo trascorso presso le chiese della Madonna di Passavia e della Misericordia.
E ad ogni organo che si rispetti c’era anche un coro che l’accompagnava. Oggi uno dei più rinomati -non solo a Bisceglie- è quello “Diapason” della professoressa Emanuella Minichillo. Circa 30 elementi, sui 50 anni circa di età media, eseguono canti a quattro voci con organo, anche a “cappella”.
Una vera e propria melodia celestiale quella che ne viene fuori, per le orecchie e per lo spirito.
(Vincenzo Cassano)