Il 6 novembre presso la sala convegni dell’hotel Nicotel di Bisceglie, si è tenuta la conferenza-dibattito dal titolo “ABC del movimento”, aperta a scuole, associazioni e singoli, per informare e preparare i giovani alla pratica delle attività sportive ma ancor prima per portare i giovani alla “alfabetizzazione motoria”, alla rieducazione al movimento e alle capacità motorie di base.
Come spiegato nel corso della conferenza dal prof. Italo Sannicandro, ricercatore di metodi e didattiche delle attività motorie presso l’Università degli studi di Foggia, scopo del progetto “ABC movement” è prima di tutto l’educazione dei giovani in età scolare ai movimenti di base, capacità necessarie per approcciarsi ad un’attività sportiva. Infatti è necessario porre una differenza tra movimento e sport: lo sport si avvale del movimento, prevede elevate prestazioni e competizione e dunque non è per tutti, al contrario di quanto si crede. Il movimento è fondamentale per la nostra vita ma è necessario correggere negli individui posture statiche e in dinamico e comportamenti scorretti fin dalla giovane età, al fine di sollecitare le abilità motorie e migliorare l’equilibrio del corpo utile ai movimenti quotidiani e mantenerlo per il maggior tempo possibile. Un corretto movimento è utile alla tutela della salute ed è da associare ad un’alimentazione controllata. Maggiore attenzione va data inoltre a posture e movimenti ripetuti (si pensi alle posture assunte dagli studenti o ai movimenti ripetitivi di un lavoratore compiuti nell’arco della giornata): questi portano a creare movimenti compensatori (pensando di ridurre gli sforzi) che invece si rivelano essere errati. Per questo motivo è necessario educare i bambini fin dalla scuola primaria a mantenere i concetti motori che inconsciamente posseggono fin dalla nascita, e che senza una corretta educazione al movimento andrebbero persi col tempo. Per far ciò sarebbe utile abbinare attività scolastiche al movimento e dedicare più ore all’attività fisica, sempre animata da giochi per attirare l’attenzione di tutti. Come puntualizzato dalla prof.ssa Rosa Rosa Anna, insegnante di educazione fisica e dottoranda in scienze del benessere presso l’università di Bari, è inoltre necessario aiutare i meno abili anziché ignorarli, per far si che si sentano partecipi e riescano anch’essi a migliorare la propria mobilità e l’accrescimento corporeo. Si nota infatti nei disabili un decremento dell’attività fisica maggiormente presente, causato da isolamento sociale e scarsa partecipazione, data dalla difficoltà delle famiglie e degli stessi insegnanti di coinvolgerli nelle attività. Ciò causa una deleteria discrepanza educativa tra individui sani e disabili, che andrebbe invece combattuta. È necessario dunque promuovere l’adesione al movimento e all’attività sportiva per capire le potenzialità degli alunni disabili, ma ancor prima è necessario rieducare genitori ed insegnanti che hanno il compito di seguirli, in quanto l’educazione fisica è un mezzo per acquisire prerequisiti per raggiungere il benessere e le abilità trasferibili nelle azioni della vita quotidiana.
Chiara Valentino